Abbiamo fatto 2 chiacchere con Dj Color e sono uscite cose interessantissime!!!!

And it goes a little some like this…….

Color artista – Color  turntablist , un gradito ritorno sulla scena delle gare che ha visto uno strameritato secondo posto al DMC 2017 .

Parlaci delle motivazioni e del perche’ hai sentito l’esigenza di tornare a gareggiare 

Dopo il mondiale  ITF del 2005 a Praga ho sentito di dovermi prendere una pausa dalle battle, il mio inizio è stato nel ’99 all’ ITF di Bologna e da allora ho partecipato a gran parte delle gare sia in Italia che all’estero.
Al mondiale successe che portai delle routine fatte con dischi di musica electro ed elettronica: mentre gran parte dei dj continuavano a usare le doppie copie dei beats di dj Premier, avevo voluto dare un approccio contemporaneo e fresco a differenza degli altri, il pubblico aveva reagito bene ed ero convinto di aver fatto un buon piazzamento.
Ho visto, invece, vincere la finale a dj che anziché portare innovazione, battevano le dita sui dischi per fare il kick e grattavano la puntina sul disco per simulare un ipotetico rullante, tutto questo condito di body tricks e poca musicalità. Ci rimasi molto male sia per la mia posizione (4°) e tutto l’impegno che ci avevo messo, sia per il passo indietro che ho visto fare nell’evoluzione delle battle (calcola che eravamo all’ITF e non al DMC dove certa ginnastica era anche contemplata, l’ITF mi piaceva perché dovevi essere tecnico e musicale allo stesso tempo). Da quel momento in poi ho deciso di concentrare tutto me stesso sulle produzioni e lo scratch e per un po’ mi sono allontanato dalle battle.
Circa un anno fa mi sono ritrovato tra le mani 4 o 5 routine senza nemmeno accorgermene, il mio cervello è andato in automatico e non mi sono nemmeno reso ben conto di cosa stesse succedendo. Ne ho fatte altrettante, fatto sta che mi son detto “figa sta roba, proviamo a farla funzionare”, da li a poco ho cominciato a montare 6 minuti e successivamente ho deciso di partecipare al DMC 2017, spinto anche da amici a cui avevo fatto sentire il mio lavoro.
Ritornare su quel palco è stato come non lasciarlo mai, sono nato nelle battle, ho quella mentalità lì, capisci, in tutto, non solo nella musica.
É stato bellissimo vedere che i battle dj di nuova generazione mi conoscevano e che sono cresciuti guardandomi nelle vhs o su youtube. Personalmente mi ha confortato scoprire che un dj come Wall.dot a 17 anni si fa centinaia di chilometri per partecipare alle battle con i dischi in vinile veri, senza dvs, pensavo di non vedere più cose del genere -anacronistiche se vuoi. Ho rivisto me stesso quando lo facevo, avevo 15/16 anni anch’io e viaggiavo da solo per lo Stivale, mi ha dato la conferma che quello che faccio è giusto, al di là dei piazzamenti.
Hai sempre avuto un approcio funzionale nel costruire le tue routines, dacci una idea di come nascono 6 min sul palco per te
Nascono da circa 60 minuti di routine grezze. Da lì scelgo le parti più congeniali a fondersi, non scelgo sempre le parti più forti o con i suoni più potenti, prendo quelle routine che messe assieme hanno un senso. Da questo punto comincio a portarle a un livello successivo, le rendo molto tecniche facendo un sacco di pattern, poi scelgo le parti più musicali e semplici, tutte quelle parti che in un modo o nell’altro potrebbero coinvolgere maggiormente il pubblico e opto per quelle.
Ho sempre avuto un occhio particolare per il pubblico, siamo dj e quando siamo alle battle abbiamo bisogno di sentire quell’urlo quando facciamo una figata, ti faccio un esempio:
Craze e Rafik sono 2 dj di livello altissimo, entrambi si sono distinti nelle battle. Quando con i miei amici ci guardiamo un video di Craze io sono rapito, i miei amici si prendono bene a ogni passaggio, poi ne vediamo uno di Rafik, io impazzisco, dico “guardate che roba pazzesca che ha fatto!”, ma loro preferiscono sempre guardare la routine di Craze, fa robe meno spettacolari o tecniche di Rafik, ma la gente le apprezza molto di più.
Il punto è questo, io ho sempre fatto le battle per far uscire le mie cose fuori da quel circuito, non mi interessano molto i giudizi dei colleghi, quanto quelli della gente là fuori.
Appena ho finito con le parti di jugglin’ e di scratch comincio con le transizioni, ovvero il modo di passare da una routine all’altra (questa cosa l’ho sempre molto curata anche quando usavo solo il vinile). Il dissing è il livello successivo, ma forse il più importante: sono cresciuto nei ’90 e ci andavamo giù pesante, per il DMC di quest’anno ho creato una storia a parole tra i vari momenti, ma senza tralasciare qualche stoccata (“I’m sick tired of the body tricks” usando per metà la voce di Kendrick in ”Humble”).
Non lascio mai nulla al caso, anche gli scratch sono una sequenza scritta e sempre uguale.
Poi arriva la parte più bella, quella in cui ti alleni 5-6 ore al giorno per farla perfetta,  “looking for the perfect beat”.
Ci unisce una passione smodata per un marchio storico, la Vestax.

Da poco hai anche aperto un gruppo parlaci dei tuoi pezzi forti della collezione e la loro storia. 

Io e Giulio Pecorella aka DeeJay Park siamo due bei scratch nerds, entrambi siamo cultori della Vestax, e aprire il gruppo Vestax Collectors Italia dove postare e scambiarci opinioni ci è sembrata una cosa buona da fare.
Pensa che ho scoperto che quei mixer che vedevo usati da tutti all’epoca erano dei Vestax grazie a te: usavi uno 06 ad un live in tv con Frankie Hi NRG che registrai, con un fermo immagine sono riuscito a leggere la marca, da lì in poi è storia.
A Trieste, dove sono cresciuto, non era facile trovarli. Tecnomusic, un negozio storico, si impegnò molto e fece il miracolo facendomi arrivare uno 05.
Negli anni ho avuto praticamente tutto della Vestax, conservo ancora diversi 07, a parer mio il miglior battle mixer della serie. A uno di questi sono particolarmente legato, è frutto di uno scambio con Inesha, a cui diedi uno 05q e lui mi diede il suo 07 nuovo di pacca, entrambi ne avevamo altri e ci prese bene lo scambio. Con quel mixer ho fatto gran parte delle battle e dj set, fu mandato in pensione nel 2005 dallo 07 Black Edition che vinsi all’ITF.
Quello con cui mi alleno molto tutt’ora è il pmc 05 PRO Q-Bert Limited Edition 1, quello color oro-champagne per intenderci, secondo me ancora oggi è il miglior 2 canali da scratch e ha 20 anni.
Come dovrebbe essere il mixer dei tuoi sogni?
Domanda da un milione di dollari! 🙂
Al momento mi trovo molto bene con il Pioneer s9, molto creativo, ma il fader lo trovo poco divertente, non ha un feel che mi piace, ma le possibilità creative che ti dà sono molteplici.
Sto vedendo molti marchi cercare di accontentare i clienti mettendo di tutto sui mixer: schermi, mille pad ecc, ma vorrei vedere i mixer di nuova generazione costruiti in maniera meno economica, con materiali più durevoli e tecnologia interna meno entry level.
Per ricollegarci al discorso Vestax, loro hanno sempre inserito nel loro team di ricerca turntablist con cui confrontarsi o trasformare idee in prodotti. In ogni recensione poi li descrivevano come “tank” non a caso, facevano sempre molta innovazione. Prendi per esempio lo 05 pro IV, è uscito nel 2010, controllo totale del dvs e il primo a mettere i pad in quel modo sul mixer. Forse erano sempre troppo avanti.
Ora vedo solo copie con aggiunte al modello del competitor o update di modelli precedenti, pieni di lucine colorate ma con costruzione e fattura scadenti, con case che si scrostano in un mese e fader che si spezzano di netto in mano.
Non ho il mixer dei sogni nel cassetto ma ne vorrei uno costruito con materiali più performanti sicuramente, ma il livello attuale mi piace già molto.
Se me lo passi come sogno però sarebbe bello avere una tecnologia che ti consentisse di emulare i feel dei diversi fader così da poter imitare i modelli storici come l’Alps, il Focus, il Penny & Giles o il PCV, ogni fader aveva il suo feel, la sua personalità veniva fuori un sacco negli scratch.
Raccontaci alcuni passaggi della tua carriera di Turntablist che hanno segnato la tua formazione.
Il primo è quando nel 2000 all’ITF prima e al DMC dopo sono venuto in contatto con te e Alien Army, il poter allenarmi con voi nel tuo studio era un sogno che si avverava, sono sempre stato contro i dj da body trick o i clown dj e crescere con voi è stata una fortuna formativa. Soprattutto per l’esperienza assieme a Metz nei Planetary Citizen, lui è una persona di gran talento e allenarsi insieme, anche con Type, è stata una grande cosa.
Il secondo è il più strano, strano perché vinsi il titolo DMC e allo stesso tempo un diverbio con il presentatore mi causò l’esclusione dalla partecipazione al mondiale.
All’epoca, a differenza di oggi, le faide tra dj c’erano, ed erano più sentite di un derby di calcio. Il bello è che ci si diceva le cose in faccia, una parola tira l’altra e quando vinsi, al posto di ringraziare, sbottai.
Col senno di poi (forse) avrei fatto diversamente, ma mi quell’esperienza mi ha fatto capire che il dj non finisce con la routine, ma l’attitude va anche oltre.
La cosa curiosa è che poco tempo dopo questo episodio Gruff mi scrisse e mi chiese di beccarci per allenarci. Da lì a poco entrai a far parte di Caseificio N.V.N, che era un collettivo di djs e talenti vari riuniti da Gruff per crescere assieme e fare musica.
Mi ha permesso di conoscere grandi dj come Tosses, Ciaffo e Tommyboy, e un sacco di ragazzi della vecchia scuola di Torino, amici che mi porto dietro da una vita.
Ho sempre voluto pensare che Sandro mi abbia chiamato, oltre che per le mie doti da dj, anche per il mio comportamento vero e la serietà nei confronti di questo mondo.
Negli anni ho avuto ragione, non sono poi così forte come dj. 🙂

Quali sono stati i djs che ti hanno motivato o influenzato nel corso dello sviluppo del tuo stile?

Nelle battle un nome su tutti è Dj Craze, non ha bisogno di presentazioni, è semplicemente la battle fatta persona, riesce ancora oggi a motivare una miriade di djs. Da lui ho sempre copiato molto.
La sua cura nei dettagli e la sua semplicità mi hanno sempre ispirato, mi immagino sempre di averlo vicino quando mi alleno che mi dice solo “Slow down man, people don’t get it!”.
Dj Craze – New Slave Routine : https://www.youtube.com/watch?v=Ielxe6wjLLE
Dj Babu e la sua routine Blind Alley.
Meriterebbe un capitolo a parte, diciamo che ho imparato a fare jugglin’ cercando di rifare questa routine storica.
La parte piú difficile è stato capire che disco usasse, poi è stato un continuo start e pause sul videoregistratore, nel momento in cui la rifeci uguale, capii cos’era il beatjuggling.
È una cosa che consiglio a tutti quelli che vogliono capire come funziona, rifate Blind Alley di Babu, è la chiave.
Qui il link della routine:  https://www.youtube.com/watch?v=r5X_uXoqmsE
E questo è il pezzo che ha usato: https://www.youtube.com/watch?v=05q2-wFl_14
Alien Army e Dj Gruff con Orgasmi Meccanici mi hanno aperto un mondo in cui potevi fissare su disco tutti i suoni che facevi in camera tua, tutto all’improvviso prese senso. Compresi che c’era una scena di turntablism in Italia e che era raggiungibile, da qui in poi presi svariati treni per capire come funzionava ‘sta storia dello scratch.
Alien Army, Orgasmi Meccanici: https://www.youtube.com/watch?v=ko64Y3faOKg
Chiudo con dj Qbert e la sua serie Turntable TV, un’icona vivente che ha dato tutto allo scratch, portando questa forma d’arte a un livello sempre successivo e rendendola credibile al mondo intero. Immensa fonte di ispirazione per tutti.
Invisbl Skratch Piklz Vs. Da Klamz Uv Deth: https://www.youtube.com/watch?v=eCN2dfLTBWA

Tre dischi che porterai con te quando partirai per Saturno. 

Gil Scott-Heron – The Revolution Will Not Be Televised  
Kendrick Lamar – Good Kid Maad City
D-Styles and DJ Flare – Pharaohs of Funk
Progetti per il 2018?
Non mi piace mai molto parlare di cose che devono uscire nel futuro, mi piace parlare di progetti concreti: a  breve farò uscire un video della mia ultima routine, ho una serie di tracce pronte che sono in uscita, molte in free download.
Posso dirti che negli anni ho fatto una cartella con tutte le frasi, suoni e beat che ho collezionato per le varie battle, chissà che non diventi un battle break per dj.
Potete tenere d’occhio il mio soundcloud e i miei social per essere aggiornati su date e uscite.
Un abbraccio ci vediamo di sicuro in forma per il 2018.
Grazie a te e Scratch Italia per questa bella chiacchierata, un saluto va a tutti i dj che nel nostro paese ci credono e lavorano per portare l’arte a un livello successivo, fammi salutare Fakser che è uno dei migliori talenti in questo momento.
Ci vediamo dietro ai piatti!