11791942_10152986650647344_5790647554912236691_oCiao! Inizierei con il parlare di te e della tua carriera visti ormai i tanti anni che screcci

Ciao a tutti, diciamo che la mia ‘’carriera’’ con la musica è iniziata praticamente dalla nascita. Avendo in famiglia nonna e zio entrambi maestri di musica ho iniziato a studiare musica e suonare il pianoforte all’età di sette anni.
Circa tre anni dopo ho avuto il mio primo contatto con la cultura Hip Hop, grazie a mio cugino che mi portò con lui alla ‘’scuola’’, una scuola dove i breakers del posto s’allenavano.
Rimasi folgorato da quella realtà totalmente inaspettata; praticamente quasi ogni pomeriggio evadevo da casa solo per andare li e stare seduto in un angolo ad osservare i passi dei breakers.
Così scoprii tutto ciò che circonda il mondo hiphop, poi il tempo mi ha portato a tutto ciò che è la mia vita ad oggi.


Quali sono i tuoi gusti musicali, e quanto credi sia importante per un dj avere un background musicale ricco di tutto? Che generi ti piacciono e quali no

Ho cominciato con la Musica classica, ho conosciuto il funk ed il rap subito dopo. Il rap è stato il genere pilastro per gran parte della mia adolescenza, poi ho cominciato ad affacciarmi un po’ sul panorama generale. Ascolto dal jazz al metal, dal blues all’electro, dal reggae alla drum’n’bass. Non amo particolarmente la musica leggera italiana e la musica pop (quest’ultima non l’amo affatto) non mi attira la techno da disco ne la tekno da rave. Diciamo che per la musica adotto un po’ la filosofia stile ‘’se non lo mangi non puoi dire che non è buono’’, quindi cerco di ‘’assaggiare’’ il più possibile. Per quello che riguarda un dj credo sia molto importante avere un background musicale ricco, sia per ciò che riguarda il lato selezione musicale che per il lato turntablism. Credo che una conoscenza in più apra una nuova stanza nella mente da riempire di tutto quello che puoi sapere a riguardo, poi ti permette di avere molta più ispirazione e creatività.


Ora lasciandoti un po di privacy, torniamo a noi.. come sei entrato in contatto con il mondo del turntablism?

Sempre grazie all’hiphop. Mio cugino mi faceva ascoltare un sacco di rap americano ed italiano, è stato in quei dischi che ho scoperto gli scratch; quando
li ascoltavo venivo praticamente attraversato da un’energia assurda, ho passato anni con il desiderio di avere dei giradischi per poter scratchare.
Il vero e proprio contatto c’è stato grazie agli scratchers della mia città; ho conosciuto prima Brasko e poi Zorlak, due ottimi djs, ottimi mentori ma mai ‘’maestri’’.
Non m’hanno mai detto come fare qualcosa, da loro ho appreso tanto scratchando assieme, soprattutto quant’è importante avere uno stile originale.
Ad oggi sono praticamente otto anni di scratch, tempo impiegato nello studio dell’impostazione, della tecnica e nella costruzione dello stile. Quando ho capito
che la faccenda cominciava a diventare un po più seria ho deciso di intraprendere il percorso delle gare
iniziando dalle gare regionali sino alle gare di lega maggiore, per poi ritrovarmi con tre titoli nazionali conquistati.


Che atmosfere si percepiscono in una gara? Cosa si prova prima dopo? Quali sono le tue sensazione su come si sta evolvendo in italia?

È una cosa che si descrive difficilmente, in quanto strettamente personale secondo me, poi ad ogni gara è diverso… essere li è come bere un cocktail di emozioni contrastanti, è un mix di carica, ansia, fotta e complessi vari.
Ognuno è rinchiuso nel suo lucido status confusionario cercando sempre di destare sicurezza davanti all’avversario, poi sono del parere che la competitività è bella ed è l’anima delle gare.
La cosa bella delle competizioni è che non si sa mai cosa succede dopo, quindi bisogna essere sempre pronti a tutto, sia alla sconfitta che alla vittoria e sopratutto bisogna saper trarre il meglio da qualsiasi situazione.
L’italia è sempre stata terra di buoni turntablist, (e spero lo sarà sempre) abbiamo la fortuna di avere più generazioni alle spalle, cosa che permette un’evoluzione maggiore delle cose nel tempo.
Attualmente vedo che c’è sempre molta presenza di scratchers e poca presenza di gente abile nel beat juggling, forse questa è l’unica pecca dell’evoluzione dei fatti..
invece guardando un po intorno specialmente sulla questione gare vedo un po’ le cose cedere, ho saputo per esempio che in Francia quest’anno non disputeranno il DMC, cosa gravissima
per una realtà di turntablists attivi nelle competizioni, sono segnali d’allarme poco indifferenti. Spero che una cosa del genere non succeda mai in Italia.

Qual’è il tuo arsenale da battaglia(strumentazione)?

Ho da poco rinnovato i miei strumenti, diciamo che sono finalmente passato all’artiglieria pesante. Ora ho un mixer Rane ttm56s ed un giradischi numark tt500,
poi ho un vecchio Technics ed il mio storico mixer Numark, compagno di tante battles e serate varie.


E quali sono i tuoi colpi preferiti(pezzi,tipologie di scratch tecniche)?

Non so se in realtà ho delle tecniche preferite perché solitamente tendo a cambiare il gioco nella mia evoluzione personale. L’unica che non ho mai ‘’abbandonato’’ è il crab, molto
utile per inserire frazioni terzinate nelle combo e per far diventare delle robe un po più ‘’odd-time’’. Per il resto se studio una tecnica dopo averla appresa cerco di lasciarla
come l’ originale il meno possibile, la ricreo a modo mio e la faccio suonare come dice la mia testa.


Quali sono i dj che italia ti hanno influito e quali all’estero? Hai un modello d’ispirazione o dj che preferisci?

Sicuramente è stato di grande influenza Tayone, fu dopo un suo live che decisi seriamente di iniziare con gli scratch, poi cito ancora una volta gli scratchers della mia città
che sono sempre stati di grande stimolo. Tutto quello che è stato il panorama italiano ha influito, a partire dai più grandi sino ai ragazzi che ho conosciuto e con i quali ho disputato battles o scratchato in casa.
Fra gli scratchers esteri (credo come per il 90% della scena mondiale) sono stati di grande influenza Q-bert e D-Styles, anche Ricci Rucker, toadstyle e tutto l’entourage di quel che fu il bastard language.

Vuoi ringraziare qualcuno?

Si, sicuramente i ringraziamenti vanno a tutto lo Staff di Scratch Italia, per lo spazio concesso in quest’intervista, per la costruzione di questo sito e all’idea di
donare un’identità concreta ai turntablists italiani. Un grazie va anche a chi ha letto tutto questo dall’inizio alla fine. Un saluto 🙂

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