Ciao! Inizierei con il parlare di te e della tua carriera visti ormai i tanti anni che screcci 
Ciao a tutti, mi chiamo Daniele, in arte Dj Bront, classe ’93 e vengo da Milano!
Mi sono avvicinato al mondo dello scratch nel 2014 e nel 2017 ho iniziato a studiare anche beatjuggle.
– Quali sono i tuoi gusti musicali, e quanto credi sia importante per un dj avere un background musicale ricco di tutto? Che generi ti piacciono e quali no? 
Sicuramente le mie radici affondano nell’Hip Hop, mi sono avvicinato al Rap Italiano prima che ci fosse il grande boom mediatico del 2006/2007.
La grande esposizione mediatica al Rap e la conseguente commercializzazione non mi piacevano ed ho sentito quindi la necessità di tornare indietro, anziché andare avanti, per conoscere e capire ciò che c’era prima. Chiaramente si è formato un effetto domino riguardo a ciò che c’era da scoprire a ritroso e dagli anni ’90 in Italia sono passato agli anni ’90 in America, agli anni ’80, alla musica elettronica, funk, jazz, rock ecc ecc Ho passato anche dei periodi di distacco dalla musica/cultura Hip Hop e da ciò che ne consegue, spaziando in generi distanti come la Musica Italiana o la Commerciale anni ’90.
Personalmente ho un approccio molto diretto con la musica: ascolto una canzone, mi piace, ok approfondisco. Per me lo studio della musica è la ricerca e la ricerca porta ad avere una conoscenza più o meno ampia, però non mi ritengo un “nerd” o un esperto. Mi piace semplicemente la musica, quando mi piace una canzone la ascolto e se penso ci sia di più da andare ad approfondire, lo faccio. Mi fa ridere chi si erge a paladino dei nomi/generi/anni ecc ecc perché c’è sempre qualcuno che ne sa più di te, quindi se hai delle conoscenze, condividile;  se hai da imparare, impara, ma se pensi che il tuo ipotetico “sapere” ti renda migliore ti dimostri solo arrogante e nella musica l’arroganza non porta buoni risultati.
Il genere che preferisco è l’Hip Hop, in assoluto. Ultimamente sono tornato anche ad apprezzare alcuni artisti del Made In Italy e non disprezzo nessun genere (a parte la musica ignorante o che manda messaggi sbagliati)
Ora lasciandoti un po di privacy, torniamo a noi.. come sei entrato in contatto con il mondo del turntablism? 
Il primo contatto con il Turntablism è avvenuto attraverso la musica Hip Hop, con i brani in cui si sentivano dei cut o degli scratch. In secondo luogo grazie a YouTube ho potuto vedere i primi video, per me è stato un flash, ricordo il video “Dj Tayone Termoli” in cui si vede un pezzo di live in cui esegue “Scratchoetry” ed ero tipo impazzito. Anche “No one can compete” dell’ Alien Army è stato un brano fondamentale per me, uno di quei brani che ascoltandolo mi faceva pensare “Cazzo, io devo imparare a fare questa cosa”.
– Che atmosfere si percepiscono in una gara? Cosa si prova prima dopo? Quali sono le tue sensazione su come si sta evolvendo in italia?? 
Io mi sono approcciato alle gare con la Killa Combat Scratch (nel 2015 e 2016) che è molto cruda come gara, entri e improvvisi, non hai tempo di pensare a niente. Sarà anche per questo che le gare che ho affrontato quest’anno come il DMC Italy (3° posto) o l’IDA Italy (1° posto) e l’IDA World sono riuscito ad affrontarle con maggiore tranquillità, perché in quei contesti hai la possibilità di allenarti e prepararti all’esibizione che dovrai portare sul palco. Ho scoperto di sentire l’agitazione prima della gara, ma una volta iniziata la routine, riesco ad essere molto a mio agio.
La mia sensazione sull’Italia è che ci meriteremmo più spazio.
Ci sono molti dj italiani (e crew) che vengono estremamente rispettati all’estero, sia “nuove leve” sia pionieri.
Mi piacerebbe vedere, da parte dei media/canali/pagine di settore, maggiore rispetto e maggiori tributi a chi in Italia ogni giorno da anni porta avanti il mondo del Turntablism e lo fa per passione.. E sopratutto lo fa in maniera SERIA.
– Qual è il tuo arsenale da battaglia(strumentazione)? E quali sono i tuoi colpi preferiti(pezzi,tipologie di scratch tecniche)? 
Per quanto riguarda la strumentazione ho una coppia di Technics 1200, puntine Shure e pannetti Butter Rug. Come Mixer di recente sono passato al Rane Seventy-Two perché è fondamentale in certe situazioni (soprattutto se si parla di gare) avere un Mixer affidabile!
Le tecniche che uso (di scratch o di juggle) sono varie e non le identifico con nomi perché una volta imparate le basi ho cercato di evolvere il tutto lontano dalle convenzioni di terzi, questo per cercare di risultare più originale possibile. I pezzi che preferisco sono quelli che mi permettono di sfruttare a pieno sia delle parti di juggle, sia delle parti di scratch “wild”.
-Quali sono i dj che italia ti hanno influito e quali all’estero? Hai un modello d’ispirazione o dj che preferisci?? 
Per me Alien Army è sempre stato una fonte di ispirazione, grazie a Yared (della FCE/Portafoglio Lainz) nel 2014 sono entrato in contatto con Dj Skizo che mi ha dato la possibilità di iniziare il mio percorso sui giradischi e lo ringrazio.
Un mio coetaneo che mi ha “spostato” dal mondo dello scratch al mondo del beatjuggle è stato Dj Ghost e lo devo ringraziare.
Oltre a loro, con i quali ho un rapporto di amicizia, ci sono molti dj che hanno contribuito alla mia crescita (alcuni direttamente/altri indirettamente).. In Italia: Dj Tayone, Dj Gruff, Dj Mandrayq, Dj Micro Metz, Dj Simo G, Dj Kame (Spero di non aver dimenticato nessuno, ma a loro sicuramente va un mio saluto).
All’estero beh i vari: Dj P-Trix, Dj QBert, Dj DStyles, Dj Babu, Dj Jazzy Jeff.. Anche qui ci sarebbe da fare un elenco, ma ho citato solo quelli che mi hanno gasato principalmente quando ancora ero agli inizi e vedevo i loro video rimanendo folgorato.
 
– Descrivici la sensazione avuta a stare vicino a Big Dj’s al mondiale I.D.A. 
Partecipare all’IDA World è stata un’esperienza pazzesca. Sicuramente mi ha insegnato molto sia a livello personale, sia a livello musicale. Alla cena dell’IDA Family, il giorno prima della gara ero seduto di fianco a DStyles, di fronte leggermente spostato avevo Odilon e un posto più in là Sparky T.  WOW.
Ho avuto il piacere di conoscerli e parlarci un po’, tutte persone davvero disponibili. Più di tutti mi ha stupito DStyles per l’atteggiamento umile e disponibile che aveva con tutti. C’è da imparare molto da persone come lui. Mi è piaciuto molto l’ambiente e le sensazioni che mi hanno accompagnato durante tutta la mia esperienza sono state assolutamente positive.
– Che differenza vedi tra le 2 competizioni? 
La differenza principale, per me, riguarda la costruzione della routine.
Il DMC a cui ho partecipato era sui classici 6minuti, quindi la costruzione della routine ti consente di muoverti in un certo modo, creare un certo discorso e necessita di una concentrazione di un certo tipo per tutti i 6minuti.
L’IDA è sviluppato con una entry da 3 minuti + dei round da 2 minuti. Ne consegue che bisogna essere maggiormente incisivi e di impatto.
Possono sembrare delle situazioni simili, ma sono differenti anche nel modo di affrontarle.
Le routine da 6minuti per me sono una figata, perché è l’apoteosi delle skills di un dj mettere giù una routine comunque lunga e che non sia mai noiosa, sempre fresca e che faccia fomentare il pubblico. Inoltre la routine del DMC da 6minuti è un classico.
Tuttavia le routine dell’IDA, più brevi e di impatto, mi gasano molto e le preferisco per l’incisività che trasmettono.
– Vuoi ringraziare qualcuno??
Voglio sicuramente ringraziare voi per lo spazio che mi avete dedicato, ringrazio anche gli admin del gruppo Facebook di ScratchItalia per il lavoro che fanno e un grazie anche a tutti i dj che ho citato durante l’intervista.
Infine un saluto comunque a tutta la comunità dei dj in Italia ed un saluto a tutti gli amici che mi supportano!
 
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