Parte dall'Hip Hop e da lì risale a funk, soul e jazz. Campione Killa Combat Scratch nel 2014, negli anni successivi passa dall'altra parte, in giuria.
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Intervista a Dj 5L
Da un negozio di dischi a Ferrara alle gare dal vivo: una chiacchierata con Dj 5L su musica, turntablism e l'evoluzione della scena italiana.
Ciao! Inizierei con il parlare di te e della tua carriera, visti ormai i tanti anni che screcci. Quali sono i tuoi gusti musicali, e quanto credi sia importante per un dj avere un background musicale ricco di tutto? Che generi ti piacciono e quali no?
Ciao a tutti e grazie per avermi coinvolto in questa fantastica iniziativa. Partendo dall'Hip Hop ho intrapreso un percorso a ritroso, se amo altri generi è solo ed esclusivamente grazie alla doppia H. Amo il Funk, Soul, Rithm and Blues, Reggae, Blues, Jazz, Northern Soul, Disco 70/80, House 90 (per quanto riguarda la black culture), pure la Dubstep mi piace e perché no anche l'elettronica, i classici del Rock non posso farne a meno, italiani invece adoro Battisti, Buscaglione e la Vanoni.
Penso di essere abbastanza elastico da questo punto di vista, in effetti avrei fatto prima a dire quello che non mi fa impazzire… tipo Sepultura, Slipknot, Pantera, per intenderci. Avere un discreto background musicale per me è una missione! Poi è chiaro, dipende dal percorso che un dj vuole intraprendere, magari ad un dj piace l'hip hop e vuole solo girare quello.
Durante i miei set preferisco girare più generi musicali ma tutti legati da un filo conduttore — è un po' come il mio rapporto con la musica fin da giovanissimo: conoscevo un genere musicale ma poi capivo che quel tipo di musica nasceva perché prima ancora c'era un altro genere, e da lì ne nasceva un altro ancora. Come dice il buon Luigi: suono quel che sono.
Come sei entrato in contatto con il mondo del turntablism?
Ricordo perfettamente quel momento: durante la seconda metà anni '90 a Ferrara c'era un piccolo negozio di dischi gestito da Dj Afghan, ovviamente non potevano mancare i piatti e il mixer al suo interno. Quei piatti giravano sempre perché due ragazzi un po' più grandi di me, Dj Tena e Dj Last-One, stavano sempre lì a scratchare e mixare. Alla fine dei conti è "colpa" loro se oggi faccio quello che faccio.
Che atmosfere si percepiscono in una gara? Cosa si prova prima e dopo? Quali sono le tue sensazioni su come si sta evolvendo in Italia?
Le gare per un dj sono una fase importantissima! Ho imparato più in cinque anni di gare che in undici anni da solo in cameretta. Le gare dovrebbero essere sempre fatte dal vivo: si conosce gente nuova, si ha la possibilità di confrontarsi, nascono amicizie e purtroppo a volte anche antipatie — il rovescio della medaglia — ma comunque si torna a casa sempre un po' più ricchi dentro.
Posso solo dire con certezza che anche quando si torna a casa da una gara sconfitti si torna più forti di quanto lo eravamo all'andata. Molto spesso aiuta di più a crescere una sconfitta di una vittoria, poi è chiaro, vincere è sempre bello soprattutto dopo tanti piccoli sacrifici e piccole rinunce e ore, mesi, anni di allenamenti. I giorni che precedono una gara sono in balia di una moltitudine di sensazioni, positive e negative — un mix difficile da descrivere. Penso che la vera difficoltà stia nel saperle gestire: dominarle e non farsi dominare.
Su come si sta evolvendo la scena mi tocca fare la parte di quello "cattivo e impopolare": penso che stia involvendo, non evolvendo. Il pubblico a questi eventi scarseggia, gli sponsor non fanno il loro dovere dove non vedono guadagno, e per giunta le gare online rendono il tutto più comodo e meno dispendioso soprattutto per chi organizza.
Penso che la colpa sia anche un po' nostra, dei dj: hanno scambiato l'arte del turntablism per pura ginnastica meccanica, dimenticandosi che si tratta pur sempre di musica. Durante alcune gare, scambiando due chiacchiere con altri dj tra un match e l'altro, partivano domande del tipo "chi è Herbie Hancock?" o "Dj Red Alert non so chi sia". Mi fermo qui che è meglio.
Qual è il tuo arsenale da battaglia (strumentazione)? E quali sono i tuoi colpi preferiti (pezzi, tipologie di scratch e tecniche)?
Quando non uso Serato mi piace la consolle classica (1&2), altrimenti quando uso Serato monto solo un piatto e mixer, il canale 2 lo uso in modalità internal (alla Tayone per intenderci). Paddini, tastiere e simili non mi fanno impazzire e non ho un buon feeling.
Per quanto riguarda i pezzi preferiti adoro far ballare i BBoy quindi Funk e Electro, mentre le tecniche di scratch che preferisco sono quelle meno usate negli ultimi anni: le pause.
Quali sono i dj italiani che ti hanno influenzato e quali all'estero? Hai un modello d'ispirazione o un dj che preferisci?
Faccio i nomi direttamente, non me ne vogliano gli altri: Tay, Fakser, Drugo, GioPast e T-Robb. Per gli stranieri: Invisibl Skratch Piklz, Ned Hoddings, Gunk Hole, Radar, Flare, Rafik, Tigerstyle, Kurteek, Zeke, IQ, Ben e Miyajima — sicuramente ne sto dimenticando qualcuno.
Per quanto riguarda un modello a cui mi ispiro, voglio osare: il mio dj preferito non esiste, è una fusione tra Q, D, Toad e Rafik. Ci sto lavorando.
Vuoi ringraziare qualcuno?
Voglio ringraziare voi per avermi concesso questo spazio, non capita tutti i giorni, e poi tutta la gente sopra citata durante l'intervista, che direttamente o indirettamente mi ha sempre spronato a dare il meglio, a studiare e a cercare lo step successivo di potenziamento. Ci tengo a ringraziare Roberto, Filippo, Afghan e naturalmente nostro padre Soulle B. Ciao a tutti, peace!
Ogni nome, un pezzo di mappa.
SCRATCH ITALIA
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